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HOME > Arte e Cultura > Musica > L' ultima notte di nebbia. Il mostro e le streghe della Bassa : Davvero Bellissimo!

L' ultima notte di nebbia. Il mostro e le streghe della Bassa : Davvero Bellissimo!





Non era da tutti immaginare che una band potesse mescolare nell stesso disco ingredienti così diversi fra loro con perfetta alchimia, sebbene esempi del genere non siano così isolati. Ma ciò a cui i Pathosray hanno dato vita con il loro esordio merita il riconoscimento maggiore in questo campo. Per chiarire il concetto basta ascoltare l'intro: un commovente susseguirsi di note di piano che danno il là ad una serie di sfuriate di batteria in raffica, colpevoli di aver colto di sopresa tutte le persone che ho visto ascoltare il disco per la prima volta: si tratta della splendida "Faded Crystals", in cui una coltre possente creata dalle percussioni, in cui il missaggio da oscar rende al massimo l'effetto dei piatti, divide la scena con parti melodiche in cui parte dell'intro viene ripresentata. Ma ciò che rapisce l'udito, ancora più della produzione avveniristica, è la voce di Marco Sandron, simile a quella di Pettersen degli Aspera.Se egli è stato immediatamente notato e chiamato per la realzzazione del progetto Fairyland, beh, un motivo ci dev'essere. Del resto un cantante che alterna alla potenza di Russel Allen ad una vocalità tipicamente italiana è un caso abbastanza unico. Ma tornando alle traccie del disco sicuramente non è da sottovalutarsi l'apporto tangibile di Fabio D'amore al basso, ma i punti di foza sembrano inesauribili, perché anche sul piano lirico i nostri hanno saputo dare il meglio di loro stessi, e con la corretta pronuncia una volta tanto; anche se posso garantire che in dischi di questo livello compositivo l'ultima cosa a cui ci si può interessare sono proprio i testi, dato che il turbinio di arrangiamenti con il continuo susseguirsi di passaggi ritmici ad altri melodici non consente di rimanere attenti a lungo, affibbiando alla mente il compito seguirne le matematiche sonore. L'autentica finalità che ogni disco dovrebbe porsi è proprio quella di spaesare chi l'ascolta.  Devo dire che i titoli delle canzoni dicono già molto di per sé, come ad esempio "Sorrow Never Dies", il pezzo più evocativo del lotto, che tratta si la tristezza, o meglio la malinconia, ma come molte volte si dice, non è il cosa ma il come a fare la differenza, e direi che è proprio questo il caso. Altro pezzo da tener presente è "In Salicis Umbra", se non alto per essere dichiaratamente un lento, anche abbastanza breve, dove ritroviamo le ottime composizioni di piano, anche queste penso ascrivibili al geniale batterista Ivan Moni Bidin, dove emerge però soprattutto la poesia dei testi."The Sad Game", così come "Emerald City" sono invece l'ideale per gli amanti delle tinte forti in cui la voce di Sandron diventa un vero e proprio flagello, tanto che in alcuni passaggi di "Emerald City" la trasposizione con le liriche è del tutto azzeccata: "I'm the…

July 4, 2010, 10:35 am | Fonte: DeBaser
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